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Ci troviamo sul selvaggio promontorio che chiude a ovest il golfo di
Campo. La passeggiata val la pena per raggiungere una delle spiagge più
belle dell'Elba, Galenzana, e il caratteristico faro di Capo Poro, dalla cui
sommità si domina uno splendido panorama su buona parte della costa
meridionale dell'isola.
Partiamo dal porto di Marina di Campo, su cui domina la piccola e
graziosa torre, che qualcuno vuole di origine pisana. Imbocchiamo la via
Bellavista, la più caratteristica del centro storico campese, una scalinata
che ci porta nella parte alta del paese. Proseguiamo finché essa non diventa
che un viottolo sterrato, ombreggiato da una bella pineta che sovrasta il
promontorio della torre anzidetta. In breve giungiamo a una strada.
Abbandonate anche le ultime case del paese la sterrata ci conduce in qualche
decina di metri a un bivio, in località Formicaio.
Basterà un'oretta per compiere una deviazione (a sinistra) verso la
spiaggia di Galenzana. Il primo tratto prosegue su una stretta sterrata
scarsamente trafficata, tra una macchia bassa che ci consentir qualche
primo scorcio sulla nostra meta. Arrivati a una graziosa cappellina, si
devia a sinistra su un sentiero protetto da palizzate che in meno di dieci
minuti ci conduce alla cala, tra una folta macchia a ginestre, bassi lecci e
alaterni. L'arenile purtroppo negli ultimi anni ha subito una forte erosione
ed è oggi ridotta in due tronconi. Tuttavia mantiene un certo fascino
selvaggio, solo in parte incrinato da una vecchia villetta alle sue spalle.
Possiamo percorrere tutto il suo arco fino al molo a punta Bardella, che
chiude uno specchio d'acqua bassissimo, dove ogni tanto può sostare qualche
uccello. Nel retro spiaggia, tra fine primavera e inizio estate, si può
notare qualche interessante fioritura, prima fra tutti quella del giglio di
mare. Proprio di fronte a noi si para la vista su Marina di Campo, con la
torre del porto a vigilare sulla spiaggia.
Tornati al bivio del Formicaio proseguiamo sul sentiero 40, verso Capo
Poro, che corre in leggera salita. Dopo poche decine di metri, incontriamo
una prima deviazione sulla destra che conduce a Marina di Campo: nel cammino
di ritorno essa può rappresentare una variante nel riscendere al paese.
Proseguiamo costeggiando il muro di recinzione di una villetta su cui è
apposta una lapide: si tratta di un omaggio alla bellezza di queste coste, a
opera di un anonimo viandante. In questo tratto la macchia bassa ci permette
di ammirare dall'alto tutta la verdeggiante zona di Galenzana con la sua baia.
Il cammino prosegue in quota (circa cento metri) e in saliscendi, senza
particolari difficoltà. La selvaggia vegetazione alterna macchia alta a
leccio, a quella più bassa a ginestre e lentischi, che ogni tanto ci
permette di buttare un occhio sulla costa sottostante. Arrivati a un piccolo
rudere sotto la lecceta, il sentiero inizia a salire decisamente:
affrontiamo un dislivello di circa cinquanta metri verso monte Poro. Il
tracciato prosegue sul crinale del promontorio, tra un'invadente macchia a
mirto e ginestra spinosa, che in primavera inebria con i suoi aromi. Su
questo tratto possiamo avere uno scorcio sulla dirupata costa occidentale
della punta, che si spinge fino alla lingua di terra del promontorio di
Fetovaia.
Giunti alle prime buche nel terreno, in cui si intravedono i
prigionieri che servivano a fissare i pezzi d'artiglieria, abbiamo la
certezza che siamo vicini al faro. Quassù infatti, durante la seconda guerra
mondiale si trovava una postazione militare che vigilava sul golfo di Campo.
In cima all'altura (158 metri) si trova il rudere di una caserma, con la sua
sottostante cisterna; e a destra di esso, la piccola struttura del faro. In
cemento e metallo, dentro di essa è ben visibile la potente lanterna.
Il panorama che ci si para davanti è superbo: buona parte della costa
meridionale dell'isola, da Fetovaia alle lontane ferite rosseggianti della
miniera di Capoliveri; sotto di noi Marina di Campo e sullo sfondo
Capoliveri; e all'orizzonte le isole di Pianosa, Montecristo e i contorni
montuosi della Corsica. Dopo esserci presi il giusto tempo per la sosta, e
magari per aggirarci tra le piazzole dell'artiglieria che degradano verso la
punta, intraprenderemo il percorso di ritorno sui nostri passi.
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