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Questa seconda tranche ci permette
di visitare la parte
centrale dell'isola.
Partiamo dalla strada
provinciale in località
Acquabona, lasciata
nel primo spezzone di
GTE. Dalla fine della
strada sterrata affrontata
in precedenza basta
percorrere la strada
asfaltata per circa
cento metri e attraversarla,
lasciandoci sulla destra
un casolare rosso. Seguiamo
una strada di campagna
sterrata, tra campi
coltivati e case sparse,
in località Campo al
Pero, affidandoci alle
indicazioni. In breve
costeggiamo a destra
un fosso detto dei Catenacci,
che man mano si procede
si incunea sempre di
pi in una stretta vallata.
Molto bello è percorrerlo
nei periodi meno secchi,
quando corre sotto una
bella vegetazione e
forma qualche piccolo
stagno. In alcuni punti
si intravedono dei tombini
metallici che ci ricordano
di quando la sorgente
di questo corso d'acqua
alimentava il paese
di Capoliveri.
Giunti alla fine della valle
dobbiamo salire molto
ripidamente a sinistra
su una pista frangifuoco
(all'Elba sono dette
cesse). In breve arriviamo
su una strada sterrata,
che imbocchiamo a destra.
Saliamo in leggera salita
sotto una bella pineta.
La strada costeggia
a tratti un'altra cessa
che ci conviene fare
per salire al monte
Orello (377 metri).
Le pinete che circondano
la vetta ci impediscono
il panorama. Tuttavia
un bello scorcio di
Portoferraio è possibile
notarlo. Molto belle
in questa zona le fioriture
di anemoni, che punteggiano
di viola i prati. Finita
la sosta sull'accogliente
cima, tra vecchie casematte
militari della seconda
guerra mondiale, scendiamo
dalla strada del versante
nord, sempre sotto i pini.
Ritornati sul tracciato del GTE,
indicato dai segni biancorossi,
deviamo a sinistra su
una discesa che ci porta
a uno scalino di roccia
libero alla vista da
pini, da cui possiamo
godere del panorama
su Portoferraio. Continuiamo
a scendere fino a un
maneggio. Qui vicino
a recinti per cavalli
si svolta a sinistra
su una strada sterrata
che corre in quota,
ombreggiata da una macchia
alta e con qualche casa
sparsa intorno. Dopo
dieci minuti ci troviamo
su un'altra sterrata
pi larga. Deviamo ancora
a sinistra e la percorriamo
fino a giungere a una
sorgente (165 metri).
Si tratta della fonte
di Schiumoli, il cui
nome ricorda l'attività
metallurgica antica
che interessava queste
zone (gli schiumoli
in vernacolo locale
sono le scorie di lavorazione
del ferro). Ci possiamo
dissetare a essa: non
sono pochi i portoferraiesi
che vengono quassù per
attingere la sua acqua.
Sotto strada si può
notare un sentiero che
scende a Bucine, e quindi
ci permette di arrivare
in prossimità dell'area
urbana di Portoferraio.
Noi invece continuiamo per la nostra
strada, che in breve
arriva alle cave di
Colle Reciso. Le costeggiamo
fino al bivio, e da
qui deviamo in direzione
Lacona. Alla fine della
salita svoltiamo a destra
su una strada sterrata.
Pochi metri prima un'altra
deviazione a destra
ci permette di raggiungere
il colle di Santa Lucia.
Il nostro percorso prosegue su
una larga strada in
quota, dal quasi nullo
traffico. Pare che sia
un tracciato di origine
almeno medievale. La
vegetazione è costituita
da macchia foresta a
leccio, corbezzolo,
viburno ed erica. Anche
d'estate quindi si può
affrontare godendo di
una piacevole frescura.
Arrivati al colle del Molino
a vento (288 metri),
una breve deviazione
a sinistra ci permette
di raggiungere l'antica
struttura, oggi abbandonata
e devastata da un tentativo
di speculazione. La
struttura cilindrica
del mulino è stato ipotizzato
fosse un tempo una torre
di segnalazione, forse
a opera dei francesi.
Non c' da stupirsene,
dato che la vista spazia
a nord su Portoferraio,
e a sud su Lacona.
Riprendiamo il nostro percorso.
Dopo circa un quarto
d'ora, sulla sinistra
del tratturo, si apre
una cessa, su cui saliamo,
per piegare subito dopo
a destra in ripida salita
sulla stessa cessa.
In questo tratto parte
un sentiero (sulla sinistra,
non segnato) che scende
a Lacona. Noi invece
proseguiamo in salita,
fiancheggiati da folte
leccete, per arrivare
in breve sul monte Barbatoia
(359 metri), dove possiamo
ammirare uno scorcio
su Portoferraio.
Attraversiamo una sella e risaliamo
in breve al monte San
Martino (368 metri),
sulla cui cima si nota
un termine in cemento.
Questi, un tempo diffusi,
furono posti dagli inviati
del granducato di Toscano,
per marcare il confine
statale di Portoferraio
dal resto dell'Elba
(ricordiamo infatti
che dalla metà del '500
agli inizi del '800
i due territori erano
retti da governi diversi).
Dalla cima scendiamo su un
sentiero all'interno
della lecceta. Ritorniamo
cos sulla strada che
avevamo abbandonato
qualche centinaio di
metri prima. Siamo a
Buca di Bomba: da qui
si aprono interessanti
varianti, una delle
quali ci permette di
arrivare a San Martino,
e quindi la villa napoleonica.
Seguendo il GTE invece
continuiamo sulla strada
principale fino a un
bivio. A sinistra la
strada devia per il
Monumento, permettendoci
di affrontare la rete
sentieristica del promontorio
di Fonza; il nostro
percorso invece abbandona
la strada per buttarsi
su un sentiero a destra,
vicino al muro di cemento.
Scendiamo tra la macchia alta
a erica fino a raggiungere
alcuni ruderi di casolari
sotto una pineta. Attraversiamo
il fosso per ritornare
a una stretta strada
sterrata, che via via
si allarga. A questo
punto occorre seguire
le indicazioni biancorosse
perché si entra in una
zona con molte strade
vicinali e case sparse.
Alla fine tuttavia è
facile arrivare alla
provinciale che unisce
Procchio a Marina di Campo.
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