|
L'itinerario inizia da Cavo, il
paese piùsettentrionale e vicino
al continente dell'isola. L'itinerario
parte dalla circonvallazione Faleria,
la strada interna al paese, in prossimità
dell'elegante villa ottocentesca
Bellariva. Si tratta di una strada
larga a macadam che sale leggermente ad ampi tornanti.
Tra un'alta vegetazione che alterna leccio a pineta, arriviamo
in circa mezzora a un punto di sosta
attrezzato (112 metri). Da qui se
voltiamo lo sguardo a destra ci
appare l'inconfondibile torretta
simile a un faro del Mausoleo Tonietti,
assediata da una lussureggiante
vegetazione. Per arrivarvi occorre
fare una leggera deviazione. Il
monumento fu costruito agli inizi
del Novecento per accogliere le
spoglie del capostipite della famiglia
che aveva in concessione le miniere
elbane. Fu costruito da Adolfo Coppedè
in stile liberty con gusto dannunziano.
Oggi purtroppo è in totale abbandono,
alla mercé dei vandali e in molti punti danneggiato.
A destra del piazzale c' il proseguimento del nostro
itinerario. Percorriamo il sentiero
sotto lecceta e pineta per circa
trecento metri, per poi deviare
su uno stradello sulla sinistra,
che in poche decine di metri ci
porta a una stretta strada asfaltata.
Da qui possiamo decidere se scendere
a destra verso Cala Mandriola, e
quindi visitare uno dei tratti di
costa più selvaggi e belli dell'isola;
oppure salire a sinistra e proseguire
il GTE. Se decidiamo per questa
scelta scolliniamo agevolmente e
scendiamo molto velocemente fino
all'ampia sella della Solana. Passiamo
in questo tratto in un bel corridoio
di macchia a lentisco, corbezzolo
ed eriche. Dalla sella si può scendere
in pochissimi minuti a Cavo tramite
una strada sulla sinistra.
Se invece vogliamo continuare, imbocchiamo una strada
sterrata in leggera salita tra case
sparse. Arrivati in prossimità di
un rudere sotto un gruppo di pini,
si prende un sentiero a destra che
sale più decisamente lungo le pendici
del Monte Grosso. La vegetazione
molto bassa, con qualche corbezzolo
o eriche a ripararci ogni tanto dal sole.
Dopo circa mezzora arriviamo su un sentiero piùlargo
che percorriamo deviando a destra:
siamo sulla vecchia carrareccia
militare che fino a diversi anni
fa congiungeva Cavo con il Semaforo
del monte. Dopo qualche centinaio
di metri tra una vegetazione molto
bassa, che ci permette di avere
un bel panorama su Cavo, arriviamo
a un primo edificio diroccato: l'abitazione
del comandante. Val la pena fermarsi
su questa sorta di terrazza per
avere una splendida vista sull'estremità
nord dell'isola, sulle isole di
Cerboli e Palmaiola e buona parte del continente.
Siamo ormai sulla vetta del monte Grosso (346 metri),
da cui possiamo godere di una visuale
a 360 o aggirarci tra i ruderi
del vecchio semaforo della marina,
che fino agli anni 1950 serviva
per controllare il traffico navale
del canale. Se la giornata non è
ventosa il punto è piacevole per
una sosta sull'erba, punteggiata
in primavera dalle viole.
La discesa la intraprendiamo
sul lato opposto a quello d'arrivo.
Occorre prestare molta attenzione
sia per la ripidità sia per le numerose
rocce sporgenti, e seguire con attenzione
i segni biancorossi. In pochi minuti
si arriva ai piedi del monte, dove
svoltiamo a sinistra per un percorso
pianeggiante che torna a scendere
dopo poco, sempre tra una macchia
bassa a cisti. Arriviamo infine
alla provinciale della Parata.
La percorriamo giusto per pochi metri, fino a una catena,
sempre sul lato destro. Attraversatala,
imbocchiamo un largo sentiero che
corre sotto la linea dell'alta tensione,
in ripida ma breve salita. Giunti
sul crinale ci immergiamo in una
bella lecceta, deviando a sinistra.
Si intraprende così un sentiero
in quota che poco più avanti si
allarga e si congiunge a una strada sterrata.
In alternativa si
può raggiungere questo punto proseguendo
sulla provinciale sopra detta per
circa 800 metri, e imboccando la
prima strada sterrata sulla destra,
in prossimità di un fosso. In pratica
la stessa sterrata che raggiungiamo
con il sentiero pocanzi detto.
Comunque ci si arrivi, prendiamo la sterrata in salita
(a destra, per chi ci arriva con
il sentiero). Siamo sulla vecchia
strada comunale che da Rio nell'Elba
conduceva a Cavo. Dopo qualche centinaio
di metri, prima di arrivare a una
vecchia casa colonica, deviamo a
sinistra su un sentiero. Questo
esce dalla lecceta per costeggiare
un ambiente di macchia a corbezzolo,
erica e lentisco, che ci permette
di avere begli scorci sulla costa
sottostante, su Nisportino e su
Portoferraio. Il tracciato corre
in quota sulle pendici del monte
Serra. Dopo circa mezzora di cammino
arriviamo all'Aio di Cacio sulla
strada comunale Rio nell'Elba-Nisporto.
Da qui si aprono interessanti deviazioni:
a destra si può scendere a Nisportino;
a sinistra si può salire sulla cima
del monte Serra, o scendere a Rio
nell'Elba e al santuario di santa Caterina.
Proseguendo nel nostro
itinerario invece, attraversiamo
la strada per intraprendere una
ripida salita rettilinea, tra la
macchia bassa. Dopo qualche minuto
ci troviamo sulla vetta del monte
Strega (427 metri), da cui si ammira
un panorama superbo su entrambi
i versanti: a est sui paesi di Rio
nell'Elba e Rio Marina, e a ovest
su Portoferraio. Senza considerare
il continente, la Corsica e altre
isole dell'arcipelago. Il sentiero
prosegue in quota tra vegetazione
bassa a pascolo fino a una ripida
discesa, dove occorrer fare attenzione
perché il suolo è a scaglie scistose,
per la Croce. Come indica il nome
ci troviamo a un incrocio: a sinistra
possiamo scendere a Rio nell'Elba,
mentre a destra il sentiero prosegue
per le Secche, e quindi Bagnaia
o Nisporto. Noi invece proseguiamo
a dritta per salire nuovamente.
Questa volta raggiungiamo
la vetta del monte Capannello (496
metri), dove possiamo godere di
altri panorami. Iniziamo un'altra
discesa, che ci porta alla strada
provinciale del Volterraio, che
dobbiamo attraversare per imboccare
un tratturo in salita. Il fondo
sconnesso e la vegetazione non
ci ripara dal sole, ma in compenso
ci accompagnano panorami formidabili.
Occorrono qualche decina di minuti
per giungere sulla Cima del Monte,
la collina più alta (516 metri)
di questo complesso. Non è raro
nel tragitto imbatterci in un gregge
di capre che qui abitualmente pascolano.
Aggiriamo una brutta
antenna telefonica e iniziamo a
scendere su un sentiero tra rocce
affioranti e sporadici pini. Arriviamo
cos a una sella erbosa, in prossimità
di una cava dismessa, dove è piacevole
sostare un po'. Il percorso diventa
nuovamente strada sterrata, che
passa sul versante occidentale del
monte Castello, aprendosi a viste
su Capraia e Portoferraio e la sua
rada, ed è fiancheggiata da acacie,
che in primavera si ricoprono di
grappoli di fiori bianchi. Al termine
della vecchia carrareccia ci immettiamo
su un'altra sterrata più larga e
in macadam militare: siamo in località
Buraccio. Il nostro percorso prosegue
a destra, mentre a sinistra si può,
in circa un'ora, raggiungere Porto
Azzurro. Teniamo a mente questa
seconda scelta, perché è una derivazione
del GTE che riprenderemo più tardi.
Continuiamo sul tracciato
principale, in leggera discesa,
per qualche centinaio di metri tra
una macchia bassa a viburno, lentisco
ed erica, fino a una deviazione
sulla sinistra, che si stacca dalla
strada principale. Si tratta di
un tratturo di campagna, in discesa.
Attraversiamo infatti un ambiente
che alterna zone abbandonate alla
macchia e coltivi, soprattutto a
vigna. Dopo aver costeggiato un
cascinale abitato, imbocchiamo una
strada a destra, che corre all'interno
della verdeggiante vallata del Buraccio.
Dopo essere passati davanti altri
cascinali arriveremo alla provinciale.
In alternativa si può raggiungere
la provinciale, circa nello stesso
punto, proseguendo sulla sterrata
principale sopra detta: il percorso
per più lungo e presenta un seppur
modesto traffico veicolare.
|