Dalla biforcazione del GTE ai piedi del Capanne, prendiamo invece a destra,
seguendo il sentiero 5. è Il sentiero corre in quota sulle pendici orientali del
Capanne, con splendide visuali sulla valle della Nivera, coperta da castagneti.
Ben presto arriviamo al sentiero 1, che a sinistra sale sul monte Capanne. Noi
invece scendiamo a destra su una ripida discesa. Arriviamo a un altro incrocio
770 metri), in prossimità di un caprile, dove deviamo a sinistra sempre in discesa e sempre sul sentiero 1.
Giunti su un sentiero che corre in quota, lo seguiamo girando a destra, sotto la bella
lecceta di Vallegrande. Iniziamo così un lungo sentiero che corre costantemente
a quota 650 metri, largo e ben tenuto. La vegetazione, a causa del suolo
roccioso, è qui molto bassa e a macchia di leopardo, dovendo cercare spazi
vitali tra lastroni granitici. Belli ma pungenti sono i tappeti di ginestra
aspalatoide, che in primavera si coprono di giallo. Le eriche invece sono basse,
costantemente piegate dal vento. In giugno con un po' di fortuna si possono
ammirare le rare e spettacolari fioriture di giglio rosso. In qualsiasi periodo
invece si gode dei panorami su Marciana e Poggio.
Superato il fosso di Pedalta, il sentiero sale leggermente fino a un bivio. Qui affrontiamo il
secco tornante a sinistra, che ci fa salire decisamente verso le aspre vette del
massiccio. Dopo una serie di piccoli tornanti, chiamati le Zete, arriviamo sul
crinale, a oltre 900 metri, tra la Tabella e la Tavola. Questo è un ottimo punto
d'osservazione sia sul versante settentrionale che su quello meridionale del
monte Capanne, la cui vetta troneggia a oriente, con la sua brutta aureola di antenne.
La discesa impone attenzione, tra giogaie granitiche che se bagnate possono rivelarsi infide per
scivolate e storte. La vegetazione, dapprima a gariga, diventa via via un po'
pi alta, ma non tanto da proteggerci dalla calura estiva. In questa zona è da
prestare attenzione all'avifauna, soprattutto i rapaci nelle loro evoluzioni
aeree. E sono frequenti gli incontri anche con branchi di mufloni.
In località la Terra arriviamo a un bivio e svoltiamo a destra. Il sentiero che intraprendiamo
in leggera salita, in mezzo a una vegetazione bassa, da cui svetta qualche
raro castagno sfuggito agli incendi. Da qui abbiamo una bella visuale sulle
valli di Chiessi, in buona parte coperto dall'altura del Capo. Si attraversa
località San Frediano, che prende il nome da una chiesetta suffraganea pisana,
oggi ridotta ai muri perimetrali. Volendo si possono raggiungere i suoi ruderi
con una piccola deviazione a monte, ma poiché essa non è segnalata e di
difficile approccio, è meglio non avventurarsi nella macchia alla cieca.
Al Troppolo (690 metri), in prossimità di un'area sosta attrezzata, continuiamo sul sentiero in
quota, in primavera vivacizzato dai grappoli di fiori gialli della ginestra dei
carbonai. Su un ottimo fondo, che dimostra essere stato questo un percorso
principale fino a qualche decennio fa, arriviamo alla fonte del Bollero, con un'immaginetta
della Madonna vicina. Qualche metro prima abbandoniamo il tracciato in quota per
scendere decisamente su un sentiero che costeggia un acquedotto. Iniziamo così a
scendere via via sempre agevolmente all'interno della valle di Patresi, tra una
lussureggiante vegetazione, costituita da lecci nell'alta valle e da castagni in
fondo. Belle in primavera sono le fioriture di scille e anemoni appennici, la
cui scala cromatica varia dal bianco all'azzurro intenso. Da segnalare lungo il
fosso anche l'Osmunda regalis, felce altrove rarissima e invece abbastanza
facile avvistare negli alvei elbani. E' possibile incontrare in questa valle cinghiali da soli o in gruppi.
Al termine del tracciato, attraversiamo l'uviale di Patresi per
trovarci sulla strada provinciale, all'imbocco del ponte. Per raggiungere il
centro abitato occorre seguire per qualche centinaio di metri la strada verso
destra. |