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Dalla provinciale Marina di
Campo-Procchio, in prossimità
dello scollinamento, intraprendiamo
la stretta strada sterrata in
salita. Dopo un primo tratto
sotto una macchia alta a corbezzoli,
saliamo abbastanza ripidamente
tra cisti e lentischi, fino
alla cima di un basso colle
(225 metri), il monte Castello.
Il nome indica che quassù si
trovano i resti di un'opera
difensiva: si tratta infatti
di un'oppida (fortezza d'altura)
etrusca. Da esso era possibile
vigilare sul tratto di mare
a nord dell'Elba. Fu dato alle
fiamme dai romani, al momento
della loro venuta sull'isola,
come dimostrano molti reperti
combusti. Di esso rimangono
solo le mura perimetrali.
Iniziamo a scendere
per lasciare in breve la strada
e buttarci in sentiero sotto
la fresca macchia alta. Il tracciato
prosegue in quota per qualche
centinaio di metri fino a ritornare
a una strada, in prossimità
di un incrocio, in località
Colle Reciso. Il nostro percorso
prosegue sulla sterrata che
sale leggermente a destra. La
seguiamo per circa trecento
metri, per poi piegare su un
tratturo meno battuto a destra
in leggera salita. In breve
dobbiamo girare a sinistra su
un sentiero sotto la macchia.
Qui il percorso si fa decisamente
impegnativo: la salita è ripidissima
e non breve. Arrivati a Poggio
San Prospero facciamo una sosta
corroborante vicino a una struttura
in muratura, che altro non ,
come ricorda un marmo, se non
l'inizio del vecchio acquedotto
di Portoferraio.
Dopo esserci
riposati riprendiamo l'arcigna
erta. Da qualche tratto, dove
la vegetazione si apre, è
godiamo di un bel panorama sulla
piana di Campo e sulla costa
nord, con l'inconfondibile silhouette
del promontorio dell'Enfola.
Arriviamo in una pineta e di
l a poco raggiungiamo la vetta
del monte Perone: tanto per
avere un'idea della scarpinata
che ci siamo fatti, basti pensare
che in poche centinaia di metri
siamo passati da quota 175 di
Colle Reciso a 630 del Perone!
Lasciamo la vetta
del monte, imbruttita da alcuni
ripetitori televisivi, per scendere
fino alla strada asfaltata,
dove possiamo fermarci all'area
picnic attrezzata. Sempre sotto
i pini che caratterizzano questa
zona, saliamo in leggera pendenza
fino alla vetta del monte Maolo
(748 metri), fiancheggiando
un gruppo di abeti odorosi,
una presenza atipica per l'Elba.
Gi dalla vetta possiamo ammirare
un bello scorcio su buona parte
dell'isola. Tra l'altro quassù
incontriamo per la prima volta
un domolito pastorale (detto
dagli elbani caprile), strutture
di pietre granitiche a secco,
a forma igloo, di origine antichissima,
e utilizzate fino a non molti
anni fa dai pastori. Intraprendendo
i sentieri del monte Capanne
la loro presenza è quasi costante.
Continuiamo sul
sentiero in quota, tra una macchia
bassa che ogni tanto cede il
passo a un bosco misto. Da qui
il panorama sul marcianese è
superbo. In alcuni casi dovremo
fare attenzione nell'attraversare
giogaie granitiche, ma nel complesso
il tracciato non è impegnativo.
Occorre prestare attenzione
alla vegetazione degli angoli
pi riparati, per scorgere quegli
autentici monumenti vegetali
rappresentati dai tassi, una
specie relitta dei tempi delle
glaciazioni, inusuale altrimenti
a queste latitudini. Tra le
pietraie non è raro veder sgambettare
qualche muflone.
Giunti in prossimità
delle Filicaie, il sentiero
sale decisamente a piccole svolte
fino al crinale del massiccio:
non ha caso questa località
detta Malpasso. Siamo a quota
830, con il monte Capanne, il
tetto dell'isola, a incombere
sulla destra. Qui il GTE si
biforca. Noi prendiamo la variante
a sinistra.
A questo punto il nostro tracciato è tutto in discesa. Nel primo tratto
meglio prestare attenzione, sia per la pendenza che per gli insidiosi lastroni granitici
coperti di licheni: specialmente quando sono bagnati possono diventare molto scivolosi. La
vegetazione in queste zone è di macchia bassa a cisto se non a gariga: purtroppo essa
frutto della degradazione provocata da ripetuti incendi e la sua crescita è condizionata dal vento.
Arriviamo a Colle della Grottaccia (645 metri), al bivio con il sentiero 9, che scende a Pomonte seguendo
l'affascinante fosso di Barione. Noi invece seguiamo un sentiero a saliscendi, che segue il crinale
delle Mure e di monte Cenno. Sulla sella erbosa delle Mure (631 metri) troviamo un interessante
agglomerato di caprili, probabilmente ultime tracce di un villaggio d'altura protostorico. Lungo
il sentiero non possiamo non notare grossi muri a secco, forse un tempo serviti come sorta di cinta muraria difensiva.
Da quassù la vista su Vallebuia e la costa campese è superba.
Scendendo da monte Cenno (591 metri), aggiriamo il monte Orlano sui fianchi
meridionali, con splendidi scorci su Fetovaia, purtroppo favoriti da una vegetazione a gariga
frutto di furiosi incendi. Superato il caprile di monte Orlano, iniziamo a scendere piuttosto
ripidamente su un sentiero a strette curve, mentre la macchia a eriche ci sommerge. In alcuni
punti per sarà possibile avere una vista sul paese di Pomonte.
Ritorniamo così sul sentiero 9, già incrociato a monte, che percorriamo verso
sinistra. Ci troviamo a passare su un percorso ben tracciato, percorso per secoli da pastori
e contadini. Non è difficile immaginare, guardando i terrazzamenti invasi dalla macchia, l'intensa
coltivazione a vite che questa valle ha conosciuto fino a tempi recentissimi: un'autentica opera
d'arte agricola. Oggi purtroppo i vigneti stanno regredendo a vista d'occhio. Il sentiero
finisce attraversando un ponticello in cemento: ormai siamo nel centro urbano di Pomonte. Se
imbocchiamo la strada a sinistra, e dopo pochi metri deviamo su un sentiero sempre a sinistra
che costeggia un parcheggio, potremo arrivare a una sorgente, che ci disseterà dalla fatica del lungo itinerario.
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