Menu Monumenti:
Torre di San Giovanni
La Madonna delle Grazie
La Madonna della Neve
Chiesa di San Michele
Il Forte Focardo
Fortezza di Marciana
Madonna del Monte
Romitorio di San Cerbone
Forte di Longone
Madonna del Monserrato
Mausoleo Tonietti
Villa Romana di Capo Castello
Torre del Giove
Chiesa di Santa Caterina
Villa Romana della Linguella
Torre della Linguella
Castello del Volterraio
Villa dei Mulini
Villa di San Martino
Forte Stella
Forte Falcone
Forte Inglese
Menu:
Isola d'Elba
Dove Dormire
Preventivo Vacanza
Dove Mangiare
Altre Attività
Comprare Casa all'Elba
Mare
Informazioni Turistiche
Storia dell'Isola d'Elba
Comuni dell'Isola d'Elba
Itinerari
Luoghi da Visitare
Community
Trasporti
Newsletter

Annunci:
|
|
| Isola d'Elba Villa dei Mulini |
 |
| Ubicazione e Accesso: |
Si trova nella parte alta
del centro storico di Portoferraio, sul terrazzo naturale formato dalle
colline sulla cui sommità sorgono i medicei forti Stella e Falcone. Si
affaccia su un'alta scogliera, sopra la spiaggia delle Viste, con un bel
panorama sul mare aperto.
La palazzina sorge all'interno di uno dei bastioni del perimetro fortificato della città, che
doveva battere quel lato, gi validamente protetto dalla scogliera sopra
detta. La zona prese il nome di Mulini, proprio perché qui furono realizzate
quattro di queste strutture, grazie anche all'abbondante ventilazione,
indispensabili al fabbisogno di una piazzaforte. All'arrivo di Napoleone non
esistevano pi, abbattuti qualche anno prima dalle autorità francesi.
La palazzina è visitabile tutto l'anno, regolamentata e a orari precisi. |
| L'edificio: |
All'arrivo di Napoleone l'edificio era di pianta differente: due padiglioni a due piani raccordati
da un corpo centrale a piano unico. L'imperatore ordinò di rialzare quest'ultimo,
in modo da creare al primo piano un grosso salone. A parte questo furono
apportate poche modifiche all'interno. I lavori furono affidati
all'architetto livornese Paolo Bargigli, coadiuvato dal giovane elbano Luigi Bettarini.
La residenza appare così a due piani: quello terra era di pertinenza di Bonaparte, il primo della
moglie Maria Luisa, che per non arriverà mai all'isola, e fu quindi
destinato alla sorella Paolina e alla madre Letizia.
Sulla facciata sono apposti due elementi assenti al tempo di Napoleone: la lapide, del 1921, che ricorda
la presenza del corso e l'orologio solare, del 1825, realizzato dal cavalier
maggiore Mellini per il governatore di Portoferraio Giuseppe Falchi, che qui abitava.
L'organizzazione attuale degli ambienti a pianterreno non è quella originaria, frutto anche di
modifiche successive. Per vedere com'era all'epoca diamo la parola a Monica
Guarraccino: L'ingresso alla residenza, posto sul fronte esterno in
prossimità della scala di accesso al piano superiore, avveniva attraverso
una piccola anticamera che immetteva nel Salone degli ufficiali; si passava
quindi al Salone, alla Sala da pranzo dell'Imperatore e al Gran salone o
Galleria con relativa suite. Sul giardino si aprivano invece la Camera da
letto del sovrano, anch'essa con annessa suite e, proprio in applicazione
dello standard napoleonico, la Sala da Bagno o Piccola camera da letto
dell'Imperatore e due cabinets, di cui il primo dotato di biblioteca.
Completavano il piano le due camere di servizio destinate ai garzoni del
guardaroba e ai valletti; [...] Al piano superiore l'imperatore fece
allestire un appartamento di parata, organizzato secondo lo schema richiesto
dal cerimoniale di corte, con la camera da letto, o sala del trono,
affiancata da due saloni, adatti per i ricevimenti ufficiali.
Oggi la visita inizia dal quello che viene designato salone degli ufficiali, per proseguire lungo
tutte le stanze che si affacciano verso il piazzale Napoleone: la galleria
(in realtà un accorpamento successivo di due stanze), la biblioteca (con i
circa 1200 libri originali del corso), la camera da letto (con il bel letto
che la tradizione vuole, erroneamente, essere quello su cui dormì davvero
Bonaparte), l'anticamera e il guardaroba (qui si trova la bandiera dell'Elba
originale, voluta dal nuovo monarca). Si passa quindi alle sale che si
affacciano sul giardino: la camera dei valletti, il salone dell'imperatore,
il gabinetto dell'imperatore, il vestibolo.
Al piano superiore l'ambiente più noto è il salone delle feste, dove si tenevano le cerimonie
ufficiali. I tre ambienti successivi erano le stanze destinate a Paolina.
La visita non può concludersi senza un giro nel giardino. Napoleone stesso vi prestò molta
cura, e fece chiamare Claudio Hollard, il giardiniere di fiducia della
sorella Elisa, per mantenerlo. Vi fece piantare molte rose, e diverse
essenze anche esotiche, ma quello che colpiva maggiormente era un bel viale
di agrumi. Dopo la partenza del proprietario fu lasciato in abbandono, e poi
ripristinato con piante esotiche provenienti da un giardino di
acclimatazione dell'Ottone. Oggi è abbellito anche da due statue: una
Minerva e una copia della Galatea, conservata nella Galleria Demidoff di San Martino.
Del complesso fa parte anche un edificio annesso, che Bonaparte volle trasformare da piccolo teatro a
grande sala multifunzionale, attualmente non aperto al pubblico. Il basso
edificio sulla destra della palazzina, costruito nel 1724 con la funzione di
carcere civile e oggi diviso in abitazioni private, era la scuderia del corso. |
| La storia: |
La palazzina dei Mulini era preesistente all'arrivo di Napoleone. L'impianto originario è del Settecento.
L'edificio fu costruito con la funzione di palazzo pretorio: oltre agli uffici
di cancelleria, vi si trovava l'abitazione dell'auditore del governo. Nel 1790
il giudice fu trasferito alla Biscotteria, e il palazzo fu destinato alle dimore
dei comandanti del genio e dell'artiglieria. Come detto Napoleone vi fece
apportare poche modifiche, soprattutto il rialzamento del corpo centrale. E' la
residenza imperiale in Europa dove Bonaparte ha vissuto continuativamente di pi: dieci mesi.
Alla sua partenza la don al comune di Portoferraio, con l'ordine che venisse trasformata in un casino per
uso degli abitanti. Invece con la Restaurazione, la residenza fu requisita dal
granduca e destinata al governatore della città. Inizi un lungo periodo di
incuria, usi impropri e dilapidazioni. Queste riguardarono soprattutto il ricco
mobilio: per questo oggi non si conserva più niente di esso. Se parte fu fatto
rientrare a Fontainebleau da Napoleone alla partenza, la maggior parte fu
trafugato fin da subito o messo all'asta in seguito. Tutti quelli che ebbero in
tutela la villa, a vario titolo e spesso in completa impunità, non resistettero
alla tentazione di appropriarsi di souvenir imperiali, depredando a piene mani.
Nel periodo granducale l'unica modifica strutturale al complesso è il collegamento coperto tra palazzina e teatro.
Anche con l'unità d'Italia fu preferito mantenere la residenza sotto il controllo militare, in spregio al suo
valore storico. Continuava così a versare in un penoso degrado. Finalmente nel
1927 il governo, sensibilizzato da un'incuria ormai insostenibile, tolse la
palazzina dalla gestione del ministero della guerra per affidarla a quello
dell'istruzione. Aveva inizio il restauro e il ripristino dell'edificio e del giardino.
Purtroppo la guerra pose un drammatico stop ai lavori. La palazzina tornò a essere impiegata per scopi
impropri, come per esempio accoglienza degli sfollati dei bombardamenti. Nel
dopoguerra ricominciarono i lavori di restauro fino alla nascita del museo
napoleonico. La villa fu riammobiliata con pezzi d'epoca provenienti da una
collezione il cui proprietario era fallito. A essi si aggiunsero cimeli
dell'erudito elbano Mario Foresi. Attualmente la
palazzina dei Mulini, con la villa di San Martino, è ai primissimi posti per
visite tra i poli museali toscani. Ogni anno vi si tengono mostre monotematiche
sul mito dell'imperatore.
 |
| Curiosità: |
Contrariamente all'opinione
comune, di un Napoleone circondato da un arredamento modesto in una
residenza poco sfarzosa, negli ultimi anni sono emersi documenti che
dimostrano come il corso, anche nell'esilio, amasse dotarsi di un ricco
mobilio e ci tenesse a ricreare un'etichetta imperiale. In questo senso
importante per avere un'idea di quanto lo circondasse nella palazzina dei
Mulini è il Mobilier, l'inventario di mobili e suppellettili della
residenza, conservato alla biblioteca Foresiana di Portoferraio. Pur non
essendo anch'esso esaustivo, mostra bene la ricchezza della villa.
Sappiamo da esso che circa la metà del mobilio Napoleone se lo fece arrivare dal palazzo della sorella
Elisa, a Piombino; sicuramente i pezzi più pregiati li fece portare da
Fontainebleau; una buona parte fu donata anche da possidenti portoferraiesi;
alcuni li commissionò lui stesso. E' sicuramente priva di fondamento la
notizia ripresa da molti autori, secondo la quale Bonaparte aveva requisito
una nave del cognato Camillo Borghese in sosta a Portoferraio, che
trasportava mobili dalla sua residenza torinese a Roma. Essa è frutto di una
leggenda metropolitana nata dall'enorme traffico mercantile in porto di navi
che trasportavano mobili da ogni dove. Secondo diversi notabili
isolani, le cui testimonianze giurate furono raccolte nel 1830 dal
viceconsole austriaco Domenico Bigeschi, da maggio approdarono diversi
bastimenti carichi di mobili, provenienti molto probabilmente da Piombino.
Nei mesi seguenti iniziarono a giungere da Livorno, Genova, Napoli e
Marsiglia. Cosa peraltro confermata dai certificati rilasciati dall'ufficio
di sanit della citt. Secondo altri testimoni alcune navi arrivarono
perfino in gran segreto per consegne notturne. Forse Napoleone voleva
evitare le incombenze di richieste ufficiali di passaggio e trasporto
all'inviso granduca toscano Ferdinando, o magari non voleva far sapere
troppo alcuni suoi affari. Certo anche questo contribuì a far nascere
leggende come quella di cui sopra.
Inoltre è oggi noto che il colore dominante dei Mulini era il verde. Tali erano la maggior parte di
panneggi, tende, decorazioni e anche le livree dei valletti.
Tra i cimeli della villa dei Mulini che ricordano il regno di Napoleone all'Elba il
più famoso è la bandiera. Ma tra essi trova posto anche un altro significativo
reperto, le chiavi di Portoferraio che il maire Traditi offrì all'illustre
ospite al momento dello sbarco. Significativo almeno per la storia che c'
dietro. Infatti erano le chiavi della cantina dello stesso Traditi, poiché
introvabili quelle autentiche. E così anche le chiavi arrugginite di una
modesta cantina isolana sono finite sotto gli sguardi ammirati dei
visitatori di uno dei luoghi sfiorati dalla Storia con la S maiuscola |
|