Arrivare a Marciana dalla strada che forma
l'anello costiero del monte Capanne, subito dopo un tramonto
invernale, con le prime luci accese, magari con le pendici della
vetta pi alta dell'isola imbiancate dalla neve, fa apparire questo paese
un paesaggio da presepio. Completamente cinto da castagni, alcuni
anche di notevoli dimensioni, ai piedi della sua rocca, di costruzione pisana,
appare severo come tutti i borghi montani (anche se la sua altitudine
non è poi cos elevata: 375 metri), ma allo stesso modo anche conservato
di quella inalterabilità che solo questi paesi possiedono. Per questo
appare ritirato al caotico tran-tran estivo dei villaggi rivieraschi,
e quindi godibile di una visita tutta calma. E strutturato a gradoni,
per seguire l'altimetria delle pendici su cui sorge, ma anche perché
le case formassero tanti fronti in caso di assalti nemici.
Di origine romana, ha rivestito una grande importanza in epoca medievale e
rinascimentale, sia sotto i pisani che sotto i signori di Piombino, Appiani. Quest'ultimi
lo consideravano quasi un buen retiro, tanto da possedervi una residenza
(oggi vi si nota una graziosa cappellina in via del Giardino, quasi sotto il castello)
e avervi impiantato la zecca di stato.

Dirimpetto a Marciana vi è il paese di Poggio. I due sono uniti da una strada
ombreggiata da castagni, che passa davanti alla fonte detta di Napoleone.
La bontà di quest'acqua spinse i primi promulgatori dell'immagine Elba
nel mondo a far conoscere il piccolo paese vicino come Poggio Terme. Non
che avesse particolari qualità termali, ma di sicuro l'acqua di questi posti è sempre
stata apprezzata. E anche un bel motivo coreografico per le valli circostanti, dove
forma straordinarie cascatelle e pittoreschi paesaggi quasi alpini, con torrenti che corrono
per buona parte dell'anno. E lo sciabordio dell'acqua è un motivetto gradevole
anche nella piazzetta di Poggio, la pi bella piazza dell'Elba, con
la sua fontana in ghisa al centro, lastricata di granito locale: un
angolo tranquillo e fresco anche in estate.
Poggio ha una struttura urbana molto simile a quella di Marciana, e anche qui è un piacere percorrere
le sue viuzze scalinate, totalmente immuni da motorizzati. Nel paese risaltano le due grandi
strutture delle chiese di San Niccolò e di San Defendente, quasi a voler caratterizzare
questo paese con due campanili.
Il comune di Marciana copre un'ampia fascia costiera, intervallata dal porto di Marciana
Marina e i suoi dintorni, La spiaggia più importante della costa nord è Procchio,
un arenile ben riparato dal golfo, conosciuto fin dai tempi antichissimi come rifugio sicuro
dalla burrasche. Non è un caso se nell'angolo più riparato di esso, detto Porto di Procchio,
sia stata trovato il relitto di una piccola oneraria romana, con lo scafo ottimamente
conservato e un carico prezioso. A Procchio i romani estraevano anche il marmo cipollino,
onde decorare i propri monumenti. Il paese è tuttavia modernissimo e ben integrato nel circuito turistico isolano.
La costa nord-occidentale è invece alta e dirupata, ma non manca di offrire una bella spiaggia come
quella di Sant'Andrea, circondata da scogli lisci e dalle forme bizzarre, che ogni primavera
lacrimano di stelle rosse dei fichi degli ottentotti.
I paesini di Zanca, Patresi e Colle d'Orano sono quasi fuori dal tempo in inverno.
In un passato non troppo remoto erano collegati al capoluogo comunale solo da tratturi, serpeggianti
tra terrazzamenti e vigne, oggi divenuti percorsi apprezzati da trekkers.
Sul mare sono invece Chiessi e Pomonte, al termine di valli prima coltivate
a viti, su terrazzamenti strappati quasi incredibilmente a fianchi granitici.
Questi paesi si godono i tramonti (pose di sole, secondo i locali) pi spettacolari di
fronte a un immenso interrotto solo dalla silhouette della Corsica.

Il marcianese è anche la zona più bella per le escursioni. Soprattutto quella regina
per il tetto dell'isola, il monte Capanne, ma anche per le alture
circostanti, dove si incontrano sovente mufloni e si possono notare
rarità flogistiche per questi luoghi, come il tasso, l'albero della
morte a causa della tossicità delle sue bacche rosse, relitto di un'epoca geologica
molto pi fredda. E piacevole incontrare su queste pendici graziose chiese: il santuario
della Madonna del Monte, con la sua spettacolare esedra delle fonti e
l'elegante campanile, teatro dell'ormai trito racconto sull'incontro
tra Napoleone e Maria Walewska; l'eremo di San Cerbone, che ci ricorda dei tempi
in cui le invasioni longobarde costringevano i fedeli, come il santo patrono della diocesi,
a scappare verso luoghi impervi; e se abbiamo fortuna potremo scorgere tra le folte macchie
i resti di chiese romaniche antiche, come San Frediano e San Biagio, ormai beantesi della
sola presenza di pernici rosse e lepri.

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